Sotto mentite spoglie
Mario si occupava d’investimenti e di consulenze finanziarie.
Un giorno ricevette una strana telefonata: era di un uomo che diceva di chiamarsi Sebastiano e di essere paralitico. Siccome aveva bisogno di lui, ma si spostava con difficoltà, lo pregò di andarlo a trovare a casa.
Un pomeriggio, Mario si presentò all’indirizzo indicatogli, entrò in un vecchio caseggiato fatiscente e bussò a una porta. Gli venne ad aprire la sorella di Sebastiano, una donna molto dimessa. L’interessato in quel momento era occupato con una cliente e la sorella lo informò che ogni giorno riceveva una decina di persone cui prediceva il futuro. Infatti, alcune suppellettili e taluni arredi di quell’appartamento indicavano che faceva l’indovino.
-Si accomodi prego, - disse - mio fratello la riceverà subito. -
-Ne avrà per molto?- chiese Mario.
L’altra fece l’atto di non saper cosa rispondere e invece esclamò: -Ho sempre sperato che Sebastiano smettesse di fare ciò che fa! -
-Perché? Non condivide il lavoro di suo fratello? -
-Caro signore, ho avuto una visione preoccupante! Mio fratello dovrebbe smettere. -
-Visione? Che visione? -
-Nostra madre morì dando alla luce Sebastiano. Anche nostro padre morì giovane; restammo soli, senza una lira e lui ha intrapreso questo mestiere assurdo. Abbiamo di che vivere, ma la mia coscienza è sempre angosciata perché so che la gente viene imbrogliata da mio fratello. L’altro giorno udii un movimento impercettibile alle mie spalle, mi girai e lo vidi! Mio padre era là! Udii chiaramente la sua voce che ci biasimava perché Sebastiano sta derubando il prossimo! -
-Ma sarà stata un’illusione ottica, una specie di allucinazione, non ci pensi, non è possibile che abbia visto realmente suo padre. -
Nel frattempo, era uscita da una stanza una donna dall’aspetto misero e macilento. Mario fu invitato a entrare.
Sebastiano era un tipo bruno, che emanava uno strano odore d’incenso, come se la sua pelle ne fosse impregnata. Immobilizzato su una sedia a rotelle, portava gli occhiali scuri poiché era anche cieco. Attorno a lui vi erano trasandatezza e degrado, le pareti erano annerite e senza intonaco, i mobili ridotti all’essenziale.
Fece accomodare Mario e subito intavolò un discorso di natura etimologica: -Ciao. Ma tu sai perché noi Italiani salutiamo sempre con il ciao? -
-No, penso sia un modo dire, come gli Inglesi salutano con hallo. -
-Macché! Sino a cento anni fa, in Italia dicevano solo arrivederci, addio, buongiorno, buonasera. Il ciao era diffuso solo in Lombardia che l’aveva preso dal dialetto veneziano, essendo l’alterazione lombarda del veneziano s-ciao, in Italiano schiavo. -
-Schiavo? E perché schiavo? -
-Nel Veneto era forma di saluto reverenziale, come dire: schiavo vostro. Quindi da schiavo divenne s-ciao e poi ciao. -
-Ma guarda! Invecchio imparando cose nuove. Questo mi pare lo dicesse Solone - osservò Mario facendo anche lui sfoggio di erudizione.
Seppe che Sebastiano aveva intenzione d’investire una certa somma di denaro e che desiderava avviare un’attività di commercio import-export. Si chiese se quel denaro fosse stato guadagnato onestamente o piuttosto rubato alla povera gente credulona. Quell’uomo non gli ispirava fiducia, parlava con tono saccente e puntava su di lui i suoi occhiali neri; tra l’altro Mario era sensibile al furto perpetrato verso i deboli. Così fu restio a concludere affari con lui, si limitò a prospettargli talune possibilità ed eventuali settori di commercio. Si salutarono, quel personaggio bieco e ambiguo aveva risvegliato in Mario strane sensazioni.
Qualche giorno dopo, si trovava a bordo di un mezzo pubblico e, tra i passeggeri, ebbe l’impressione di riconoscere Sebastiano. Nello stesso tempo era molto diverso: aveva capelli biondi, gambe agili e abiti eleganti. No, non poteva essere lui. Eppure il sembiante, i lineamenti erano gli stessi. Mario si era sempre piccato d’essere buon fisionomista e ora la sua curiosità era molto pungolata.
Cercò, facendosi largo, di raggiungere l’individuo ma l’impresa era ardua e non riusciva ad avanzare per la calca. Allora diede qualche gomitata e riuscì a passare. Non appena gli fu dietro, avvertì l’odore d’incenso che già conosceva. Quello si girò, lo guardò e trasalì: vedeva perfettamente. Alla fermata successiva scese dall’autobus e si dileguò.
Mario non ebbe più dubbi che si trattasse dell’indovino.
Fu colto dai dubbi: doveva recarsi alla Polizia per denunciare quel millantatore? Non solo abusava e si prendeva gioco dell’ingenuità della povera gente, ma per giunta agiva sotto mentite spoglie. Aveva una doppia personalità! Doveva denunciarlo!
Mentre si avviava al distretto di Polizia, si sentì chiamare e salutare. Vide dinanzi a sé una ragazza che aveva conosciuto recentemente, un tipo che amava viaggiare e girare il mondo.
-Ciao Mario! Ti ricordi? Sono Sandra. Ci siamo conosciuti quando stavo partendo per il Canada. -
-Sì certo, mi ricordo, ciao. Sei stata in Canada? Ti sei divertita? -
- Non sono più andata. Non puoi immaginare cose m’è successo! -
-Ch’è successo? -
-In aereo avevo chiesto l’auricolare a una hostess per ascoltare la musica. Me lo diede e pretendeva che pagassi. Non mi era mai capitato di dover pagare per l’auricolare, dunque non volevo darle i soldi, allora me lo strappò dalle mani. Nella foga, urtò contro il mio anello e si è procurò una piccola ferita. -
-Sei stata protagonista di un’avventura in volo - aveva detto Mario sorridendo.
-Ancora non hai sentito nulla. L’hostess disse al capo steward che non volevo pagare e che per questo l’avevo aggredita. Prima di raggiungere il Messico, l’aereo doveva fare scalo a Filadelfia. Ad aspettarmi all’aeroporto, ho trovato i poliziotti dell’ufficio immigrazione che mi hanno ammanettato e lasciato in isolamento per qualche ora. -
-Ma stai dicendo sul serio? -
-Poi un agente della FBI mi ha portato in un ufficio della Polizia di Filadelfia, dove mi hanno preso le impronte digitali, scattato le foto segnaletiche e sbattuto in una cella. Io non riuscivo a capire cosa stesse succedendo. -
-Ma è incredibile!- Mario era esterrefatto.
-Dopo due giorni, con l’aiuto del console italiano, sono stata rilasciata in attesa di giudizio. Poi il giudice mi ha prosciolto, ma ti assicuro che non dimenticherò mai più la rigidità faziosa delle autorità americane e ciò che mi hanno fatto. -
-Già, capisco. Un viaggio di piacere si è tramutato in tragedia. Mi spiace. -
Si erano salutati e Mario aveva cominciato a riflettere che se avesse denunziato Sebastiano alla Polizia, lo avrebbe rovinato. Sua sorella come sarebbe vissuta? Chi l’avrebbe aiutata?
Decise di desistere e di farsi i fatti suoi. Ma improvvisamente affiorarono delle angosce nella sua mente; con l’età, Mario cominciava ad avere strani ripensamenti, a filosofeggiare di più, aveva rimorsi di coscienza e rifletteva cento volte prima di agire. Si diceva che era effetto dell’età che avanzava. Insomma si ritrovò a valutare se fosse proprio il caso di andare a denunciare Sebastiano. La legalità andava sempre rispettata. La sorella del manigoldo se la sarebbe cavata in qualche modo.
Decise che l’indomani sarebbe andato alla Polizia, ma non fece in tempo: sui giornali del giorno successivo lesse che era stato arrestato un truffatore e sedicente indovino che simulava e si faceva passare per storpio e cieco. Era lui, era Sebastiano che era stato portato in carcere perché ingannava i malcapitati clienti e rubava il loro denaro.